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Biografia
Una vita divisa tra Hollywood de carceri della California. Secondo i maligni le frequenti apparizioni di Robert Downey jr. nei tribunali e le foto dei suoi arresti cominciano a essere più numerose delle sue interpretazioni. Salutato come uno degli attori più brillianti della sua generazione, Robert Downey jr. è diventato una vittima della droga e, superata la fase in cui era coronato dall’aureola di angelo caduto, i registi e i produttori hanno cominciato a prendere le distanze dalla sua presenza considerata pericolosa. Non si fidavano più di lui. Ma oggi il trentottenne attore si prende la sua rivincita. È riuscito a arrivare fino alla fine delle riprese - senza cadute, senza la minaccia di essere trascinato in prigione di The singing detective, un film noir con incursioni nel musical. Era fermo da tre anni. Tutte le sue disavventure carcerarie sono cominciate nel giugno del 1996. Fermato dalla polizia mentre viaggiava a tutta velocità sulla strada costiera di Malibu, fu trovato in possesso di cocaina, eroina, crack e di una Magnum fortunatamente scarica. Nel giugno dello stesso anno lo trovarono addormentato, sotto gli effetti della droga, nel letto del figlio del suo vicino di casa. NeL 1999 diventa la matricola P50522 del carcere di Corcoran, prigione statale della California. Due arresti anche nel 2000, in agosto e poi in novembre, quando fu sorpreso in un albergo con anfetamina e cocaina Nel 2001 è di nuovo in prigione, arrestato mentre è sotto l’effetto di qualche sostanza stupefacente. Supera in una classifica di permanenze in prigione, altri attori turbolenti come Christian Slater, Charlie Sheen, Johnny Depp e Sean Penn. Circolano sempre più spesso le sue foto mentre indossa, davanti ai giudici, la camicia arancione dei galeotti della California. La sua assidua frequentazione dei carcerati diventa rapporto quasi affettivo: a loro dedica il Golden Gbbe vinto per la sua interpretazione nella serie tv Ally McBeal. Dallo stesso programma sarà licenziato poco dOpo per il suo ennesimo arresto. figlio del regista indipendente Robert Sr., l’attore è nato nel 1965 A New York. Il suo cinema risale al 1970 in un film del padre, “Pound”, e proprio al padre Robert Downey jr. attribuisce la sua iniziazione alle droghe, all’età di Otto anni gli fa fumare il primo spinello. Negli anni Ottanta interpreta tra gli altri Vivere e morire a Los Angeles di William Friedkin, Uno strano caso di Emile Ardolino, Air America di Roger Spottiswoode. Nel 1992 è candidato all’oscar per la sua performance in Charlot di Attenborough. E poi lavora con Robert Altman, Oliver Stone, Mike Figgis, Neil Jordan, Curtis Hanson. Molti registi e colleghi esprimono la loro solidarietà. Mel Gibson ottimista: «Ho fiducia in Bob, le cose andranno a posto». Curtis Hanson impressionato dopo che l’ha visitato in carcere: «Si è rassegnato. È ridicolo tenere lì un dipendente dalla droga che non ha fatto male a nessuno». Mike Figgis giustificarono: «i suoi problemi nascono da frustrazioni, artistiche o chissà per quali altre cause». Ma, insieme alle testimonianze di solidarietà, le porte si erano chiuse in faccia al turbolento attore che faceva la spola tra detenzione e libertà vigilata. Ora, sembra, quelle porte si sono riaperte.
Da La Repubblica, 23 ottobre 2003

 

 



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