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Robert Donat
| Biografia |
Data e luogo di nascita: 18 Marzo 1905, Manchester, Gran Bretagna
Data e luogo di morte: 9 Giugno 1958, Londra, Gran Bretagna
Si avvicina adolescente al mondo del teatro lavorando nella compagnia di Henry Baynton come attore, direttore di scena e aiuto regista. Passato nel 1924 alla compagnia di Sir Frank Benson, approda alla fine degli anni 20 nei teatri del West End, dove si afferma come attore di pièce classiche o romantiche, riscuotendo notevole successo. Avvicinatosi al cinema nel 1932 grazie ad Alexander Korda, viene scritturato l’anno seguente dal regista ungherese, che gli affida il suo primo ruolo importante in Le sei mogli di Enrico VIII. Senza mai abbandonare il teatro né l’Inghilterra (eccezion fatta per l’hollywoodiano Il Conte di Monte Cristo (1834) di R.V. Lee, Donat compie a partire da questo momento una brillante carriera cinematografica, che lo vede interprete in diversi film di alto livello. Nel 1935 recita nel Clun dei trentanove di Hitchcock, nel 1936 è il nobile scozzese e il suo alter ego ectoplasma nel Fantasma galante (1937) di René Clair. È poi a fianco della Dietricht in La contessa Allesandra (1937) di Jacques Feyder. In seguito interpreta l’intraprendente medico della Cittadella di K. Vidor (1938), tratto dall’omonimo bestseller di Cronin, il timido professore di Addio Mr. Chips! di S. Wood (1939) - che gli vale un enorme successo di pubblico e il suo primo Oscar - l’avversario del grande condottiero francese nel Nemico di Napoleone di C. Reed (1942). La sua salute instabile non gli permette di accettare tutte le offerte che gli vengono fatte, tuttavia, senza abbandonare il palcoscenico, continua a lavorare con regolarità negli anni 40, prendendo parte a film come Intermezzo matrimoniale (A. Korda, 1945) dove forma con Deborah Kerr una coppia separata dalla guerra - e Tutto mi accusa (1948) di A. Asquith. Nel 1949 produce, dirige e interpreta The Cure for Love. Nel 1951 incarna il pioniere del cinema britannico William Friese Greene in Stupenda conquista di J. Boulting; infine, dopo un film di C. Frend del 1954, offre la sua ultima, drammatica interpretazione nella Locanda della sesta felicità (1958) di M. Robson. Estenuato dall’asma cronica che lo tormenta fin dalla gioventù, deve ricorrere all’ossigeno per riuscire a terminare le riprese, morendo poco dopo, nello stesso 1958. Con lui, l’Inghilterra perde uno dei suoi attori più sofisticati e rappresentativi.
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