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Carmen Miranda


 

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Biografia
Data e luogo di nascita: 9 Febbraio 1909, Marco de Canavezes, Portogallo
Data e luogo di morte: 5 Agosto 1955, Beverly Hills, Los Angeles, California, USA
Ci sono attrici e cantanti che, per aver accentuato caratteri estremi della femminilità, hanno avuto come castigo di venire imitate ossessivamente da un’infinità dl comici e da un’infinità di travestiti, di essere dlventate, come si dice, delle “icone gay”.
Mac West, Marlene, Zarah Leander, Anna Magnani e dieci altre - poche. Tra di esse Carmen Miranda che è passata alla storia come la donna dai cappelli sovraccarichi di frutta tropicale, truccatissima, con tacchi altissimi perché era molto bassa, in ruoli di cantante e di diva casinara e invadente, gesticolante e vociante, parodia dell’estroversione meridionale. Ricordo alcune imitazioni a caso: Judy Garland (ancora adolescente, rarissima imitatrice donna, mi pare in Le fanciulle delle follie o in uno dei film della serie con Mickey Rooney), Jerry Lewis, Riccardo Billi, Walter Chiari, Bob Hope e, naturalmente, tanti brasiliani (per esempio nel bel film di Carlos Diegues Os herdeiros), e cento altri in tutte le cinematografie e in tutto il teatro di rivista occidentali. Ricordo che uno scrittore di noir serio come Cornell Woolrich la prese a modello di un personaggio negativo di un suo libro, con una superficialità che non gli perdono. Ricordo i documentari su di lei che hanno circolato nei festival di cinema gay, “omaggi” ora commoventi e ora discutibili. Quasi tutti hanno considerato esclusivamente la Carmen Miranda lanciata dal cinema hollywoodiano negli anni in cui, a causa della Seconda guerra mondiale, i magnati di Hollywood e il governo di Washington avevano deciso di compiacere ai massimo la diffusione del prodotto hollywoodiano e di qualsiasi altro prodotto in America Latina. E per farlo, dovevano pure importare qualcosa, per esempio la musica, e fu allora che ebbero slancio gli Amado mio e le Ultima vez, i Brazil e i Tico Tico, le Gilda e i Saludos Amigos, i holen cubani e messicani di una grande, bellissima tradizione, adattati al gusto yankee, grimaldelli per la penetrazione ma anche occasioni per fortunate variazioni del solito sincopato rubato al jazz. C’era però stata un’altra Carmen Miranda, che è quella perennemente riscoperta e riamata dagli intenditori di musica brasiliana: la delicata, ironica, squisita interprete di canzoni memorabili, lanciate soprattutto dalla radio e accessoriamente da quel primo cinema sonoro che imitava la radio sin dai suoi titoli, Alò, Alò, Brasil, Alò Alò Carnaval... Siamo nel 1935-1936.
La nostra Carmen, nata per caso in Portogallo nel 1909, cresciuta a Babia, trapiantata a Rio, allieva dei geni del folklore bahiano maestri del samba (nel bel documentario di Gianni Amico su un festival di musica brasiliana a Roma del 1983, Bahía de todos os sambas, era ancora possibile sentire la testimonianza di un suo vecchio maestro), era diventata una colonna della radio e fu la prima artefice del successo dei due film citati e di un altro, Estudiantes. In alcuni numeri di questi film si esibiva con spontanea grazia insieme alla sorella Aurora. Tra le splendide, raffinate, trascinanti canzoni che lanciò e che furono spesso scritte per lei, non posso dimenticare Mulato de qualídade, Moleque indigesto (cioè “monello fastidioso”), Goodbye, Perth minha mascote, Mamà eu quero, Quanto le gusta, A cInco estaçoes do ano. Sono però belle, benché d’imitazione, anche le prime canzoni che scrissero per lei i compositori Usa, per esempio la celeberrima South-American Way che la lanciò a Broadway, dove era stata portata nel 39 per la rivista The Streets of Paris e dove la scoprirono gli agenti della Fox portandola di corsa a Hollywood. Ebbe un successo strepitoso in una serie di film tutti inneggianti all’amicizia da night club tra le due Americhe, Notti argentine, Una notte a Rio, Tre settimane d’amore (ambientato a Cuba), In montagna sarò tua (sulle Montagne Rocciose), e quel gioiello del musical, ultimo delirio di Busby Berkeley, che in Italia si vide solo in Tv con il titolo Banana Split (gli aItri erano giunti tutti dopo la guerra) che fu The Gang’s All Here, con un numero simbolicamente osé di banane giganti tra le quali troneggiava la nostra Carmen, The Lady of the Tutti Frutti Hat. Faceva da controcanto, in questi film, alle dive del musical Fox Alice Faye, Betty Grable, più tardi Vivian Blame, s’appoggiava ai primattori Don Ameche o John Payne ma soprattutto al messicano Cesar Romero, a bravissími caratteristi come Edward Everett Horton, Charlotte Greenwood, Eugene Pallette, a orchestre come quella di Harry James. A guerra finita, la Fox la scaricò e fece un brutto Copacabana alla Universal con Groucho Marx, occasione sciupata perché il film era insulso, e quaIche film con la Mgm, sciocchezzuole per la divetta canterina Jane Powell (ma in A Date with Judy - Così sono le donne - teneva testa a Wallace Beery). Insomma dai ruoli di co-protagonista era passata a quelli di comprimaria, e così si rimise in cammino sui palcoscenici del mondo, recuperando anche il suo antico e bellissimo repertorio di gioventù. Mori giovane, nel 1955, di peritonite, lontana da Rio e da Babia, poco dopo aver avuto una piccola parte in un filmetto di Jerry Lewis e Dean Martin, Morti di paura.
Chi davvero vuole conoscere il volto di Carmen Miranda cerchi la sua vera voce, e cioè i dischi con le incisioni brasiliane degli anni 30, recuperabili facilmente anche in Italia, un’epoca di cui ella fu la fragile, allegra, spiritosa reginetta, prima di vendersi a Hollywood come caricatura di ciò che era stata ed era ancora.
Da Film Tv n. 31, 2005

 

 



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