Una voce predestinata all'R&B. D'altra parte Kelis Rogers (pronuncia 'kuh-LEESE' come le piace sottolineare) nasce ad Harlem, figlia di un multi-strumentista jazz che fa anche il predicatore religioso e di una fashion designer sino-portoricana appassionata di Sarah Vaughan, Ella Fitzgerald e Dinah Washington. E per essere sicura di non scappare al fascino della musica black a due anni entra nel suo primo coro gospel, passando il resto delle sue giornate ad ascoltare le prove del padre.
Con tutto questo soul nel sangue la giovanissima Kelis, cui la madre non ha fatto mancare anche lezioni di violino, sax e pianoforte, aggiunge ben presto la sua voce a quelle del Girl's Choir of Harlem, una specie di univeristà dell'estensione vocale black.
A 16 anni l'irrequieta Kelis decide di lasciare tutto, casa, famiglia e scuola nell'Upper East Side per andare a costruirsi una reputazione nel giro dell'hip hop newyorchese. Gli anni Novanta stanno finendo e Kelis, che ha anche finito l'high school tra mille difficoltà economiche, ha ormai allargato la sua fama dalla scena underground di Harlem ad altre città americane.
Ma il suo cruccio è non ess
re ancora riuscita a realizzare il sogno di produrre il suo primo vero disco. Ci prova prima con il trio R&B delle BLU (Black Ladies United) e poi entrando nei Neptunes. E proprio con la collaborazione di Pharrell Williams e Chad Hugo il sogno si concretizza nel 1999 quando, appena ventenne e poco tempo dopo aver perso il padre, pubblica l'album d'esordio “Kaleidoscope” per la Virgin.
Un disco in cui la cantante coloured urla tutta la sua rabbia con frasi shock come “I hate you so much right now”, rivolta senza troppi giri di parole all'universo maschile.
La sua comunicativa dura, cruda e ultra-diretta la lancia immediatamente nello star system della black music americana prima di una serie di tour mondiali in cui calca i palchi di autentici mostri sacri come Moby (nell'Arena One Tour) e U2 (Elevation Tour). Ma la grintosa ragazza di Harlem non vuole accettare l'idea che circola negli USA di fenomeno pop buono solo per le platee europee e asiatiche e torna in patria per mettere in cantiere il secondo scoppiettante album, "Wanderland", un disco spensierato e psichedelico cui segue una serie di collaborazioni tra le più eterogenee, da Busta Rhymes (“What It Is”) a Timo Maas (“Help Me”), da Foxy Brown (“Candy”) a Richard X (“Finest Dream”) fino a OutKast (“Dracula’s Wedding”), Guru (“Supa Love”) e, naturalmente, Nas (“Hey, Nas”).
Nel frattempo scioglie anche il contratto con la Virgin e si lega all'etichetta dei suoi pigmalioni, la Star Trak (Arista) per la quale si mette subito al lavoro scrivendo le canzoni del suo secondo album “Tasty”.
Sono ormai passati quattro confusissimi anni da quando Kelis, alla testa di un branco di donne arabbiate, prendeva a bastonate il suo fidanzato fedifrago. Ora la cantante newyorchese è cresciuta in personalità e maturità, liberandosi dall'ala protettiva dei Neptunes (che in “Tasty” si ritagliano solo due cameo) ma senza perdere in freschezza giovanile. Basta ascoltare questo suo terzo disco in cui la piccola vagabonda dei quartieri alti di NY ci mostra tutta se stessa.
(“What It Is”) a Timo Maas (“Help Me”), da Foxy Brown (“Candy”) a Richard X (“Finest Dream”) fino a OutKast (“Dracula’s Wedding”), Guru (“Supa Love”) e, naturalmente, Nas (“Hey, Nas”).
Nel frattempo scioglie anche il contratto con la Virgin e si lega all'etichetta dei suoi pigmalioni, la Star Trak (Arista) per la quale si mette subito al lavoro scrivendo le canzoni del suo secondo album “Tasty”.
Sono ormai passati quattro confusissimi anni da quando Kelis, alla testa di un branco di donne arabbiate, prendeva a bastonate il suo fidanzato fedifrago. Ora la cantante newyorchese è cresciuta in personalità e maturità, liberandosi dall'ala protettiva dei Neptunes (che in “Tasty” si ritagliano solo due cameo) ma senza perdere in freschezza giovanile. Basta ascoltare questo suo terzo disco in cui la piccola vagabonda dei quartieri alti di NY ci mostra tutta se stessa.